Saṃyutta Nikāya

Macchari Sutta

1.32. L’avarizia

1. Così ho sentito. Una volta il Benedetto soggiornava presso Savatthi nel Boschetto di Jeta nel convento di Anathapindika.

2. Al finir della notte molte divinità della schiera dei Satullana, dopo aver illuminato l’intero boschetto di Jeta, si avvicinarono al Benedetto, lo riverirono e stettero da parte.

3. Una di loro così parlò in presenza del Benedetto:

“L’avaro ed il negligente non offrono doni come questi,
chi ai meriti aspira deve donare in modo consapevole.”

4. Poi un’altra divinità così parlò in presenza del Benedetto:

“Per paura l’avaro non dona,
anche se per paura costui offre dei doni.
Gli avari temono la fame e la sete,
ma quella stessa paura li colpirà in questo mondo e nell’altro.
Perciò siate generosi, eliminate l’avarizia, purificatevi
e questo merito nutrirà la prossima esistenza.”

5. Poi un’altra divinità così parlò in presenza del Benedetto:

“Costoro non moriranno per morte, come un sentiero abbandonato nella giungla, ma per le loro colpe.
Alcuni donano anche se hanno poco, altri pur avendo molto non donano nulla.
Anche un piccolo dono porta migliaia di benefici.

6. Poi un’altra divinità così parlò in presenza del Benedetto:

“Raramente il benefattore dona realizzando i frutti dell’azione,
l’impuro non conosce i frutti dell’azione.
Il retto dhamma è difficile da comprendere.
Quindi chi possiede presenza mentale e chi ne è privo
vanno incontro a diversi destini.
Coloro privi di presenza mentale rinascono negli inferi,
chi possiede presenza mentale rinasce nei paradisi.”
Poi un’altra divinità chiese al Benedetto:

“Signore venerabile, quali parole sono rette?”

7. “Tutte queste parole sono rette, ma ascoltate ciò che sto per dire.
Colui che vive una vita di rinuncia, in linea con il Dhamma,
provvedendo alla propria famiglia e donando quel poco,
farà meglio di migliaia di sacrifici.”

8. Poi un’altra divinità così parlò in presenza del Benedetto:

“Perché facendo un grande sacrificio
non si ottengono nobili frutti?
Perché fare un piccolo dono vale più di mille sacrifici?”

9. Il Benedetto rispose a quelle divinità recitando questa stanza:

“Facendo degli ingiusti doni
mediante il furto, causando e infliggendo dolore,
o mille offerte fatte con lacrime e prepotenza
non rappresentano una piccola parte di una giusta offerta.”